Chiesa di San Martino in Prada


La chiesa di San Martino nacque probabilmente come xenodochio per pellegrini sulla strada che, fin dal passato, collegava l’area del Basso Sebino e della Franciacorta con la Val Trompia. La località in cui sorge, detta Prada, fu di particolare importanza per l’economia della zona: era circondata da castagneti e da prati dai quali si ottenevano abbondanti foraggi per gli allevamenti. Non a caso il 25 luglio, festa di san Giacomo, si celebrava nei pressi della chiesa una grande fiera del bestiame e a Iseo si svolgeva, almeno fino ai primi del Novecento, l’annuale mercato delle castagne.

Forse fu un priorato cluniacense eretto sui primitivi fondi monastici benedettini e dipendente da Rodengo Saiano. Nel 1783 la chiesa fu unita alla prebenda parrocchiale di Iseo per decreto vescovile. Nel 1960 un privato comprò l’area e tutti gli edifici, per poi cederli pochi mesi dopo ad un’azienda che vi costruì numerosi capannoni per l’allevamento dei polli, adibì la chiesa a magazzino di granaglie e demolì l’antico fabbricato che era addossato alla facciata, probabilmente lo xenodochio.

La chiesa, ora priva di facciata, è costituita da un’unica navata divisa in due campate e conclusa da un’abside semicircolare databile alla fine dell’XI-inizi del XII secolo. Questa è parzialmente intonacata e formata da conci piuttosto regolari. È aperta da tre monofore a duplice strombatura liscia, delle quali la centrale è oggi murata; il cornicione aggettante è conservato solo in parte. Coevo all’abside è l’alto campanile quadrato in conci in pietra disposti con una certa regolarità. Le lesene angolari sono collegate, per ogni lato, da due archetti a pieno centro sotto la cella campanaria modificata nel XVIII secolo, come attesta la scritta “1722 G.M.B.” sotto il cornicione.

Gli scavi archeologici del 1989 hanno dimostrato che la chiesa odierna è l’esito finale di una lunga vicenda edilizia, della quale non è possibile stabilire una sicura cronologia delle varie fasi a causa della frammentarietà dei resti degli edifici più antichi. La chiesa doveva rivestire una particolare importanza: infatti è stata più volte restaurata, nonostante l’instabilità strutturale causata, fin dalle origini, da cedimenti del terreno o altri fenomeni naturali.

Una prima chiesetta fu costruita in epoca longobarda, come farebbero ipotizzare i resti di due piccole absidi semicircolari contigue e il ritrovamento di frammenti ceramici e di un pettine d’osso in una tomba del VII secolo. L’edificio venne poi distrutto parzialmente o totalmente e fu costruita una nuova navata, sovrapposta alla precedente, della quale sono state rintracciate le fondazioni di un’abside semicircolare e parte del fianco meridionale.

A questa abside e navata furono accostati in epoca romanica una seconda navata conclusa con abside e il campanile attuali. In età medievale la chiesa si presentava pertanto a pianta quadrata con due navate comunicanti, coperte a volta e terminanti da absidi semicircolari. Al centro vi era il pilastro rettangolare in pietra di medolo tuttora esistente, decorato con un affresco della seconda metà del XV secolo raffigurante San Cristoforo. Questo pilastro è da mettere in relazione alla successiva sostituzione della copertura a volte con un soffitto ligneo.

Fra il XVI e il XVII secolo la chiesa fu ridotta alle forme attuali demolendo l’antica navata meridionale e aggiungendo una muratura di tamponamento di quella rimasta, che inglobò il pilastro centrale coprendo parzialmente il San Cristoforo. Fu quindi realizzato l’ingresso principale, che riporta sull’architrave un’iscrizione che ne ricorda la commissione nel 1626 da parte dell’abate Marco Rossi, futuro arciprete d’Iseo. Sul fianco meridionale esterno si trovano inoltre una finestra rettangolare e un affresco della seconda metà del XV secolo, la Madonna col Bambino in trono e san Martino abate, ancora memore delle forme del gotico internazionale.

Angelo Valsecchi



Credits:

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