Chiesa di Sant’Eufemia


La Chiesa di Sant’Eufemia sorge in posizione elevata, su una delle colline dell’anfiteatro morenico del lago di Iseo.

Fu sede parrocchiale e luogo di sepoltura fino al ‘700, quando fu costruita la nuova parrocchiale all’interno al centro abitato di Nigoline.

La Chiesa è particolarmente cara agli abitanti di Corte Franca per la collocazione all’interno del cimitero e le pregevoli peculiarità storiche e artistiche.

È di proprietà della Parrocchia dei Santi Martino ed Eufemia di Nigoline di Corte Franca che ha sempre provveduto alla sua cura e manutenzione.

La Parrocchia intende proseguire nell’opera di conservazione del bene, con il restauro del rilevante ciclo di affreschi presente nel presbiterio.
La fondazione della chiesa risale ai secoli VIII-IX: si trattava di un piccolo oratorio ad aula unica. Della struttura altomedievale si sono conservate le tracce dell’antica facciata ad occidente e dell’abside quadrangolare ornata da archeggiature cieche ad oriente.

Il rinvenimento di una tomba alla cappuccina e di un balsamario di epoca romana testimoniano l’antichità del sito.
Verso la fine dell’XI secolo e l’inizio del XII fu aggiunto il campanile con specchiature rettangolari.

L’aspetto attuale della chiesa risale alla radicale trasformazione avvenuta nella seconda metà del XV secolo quando fu costruito, perpendicolare al precedente, un nuovo e più grande edificio con orientamento nord-sud.

Nei primi anni del Cinquecento il nuovo presbiterio fu abbellito con un ciclo pittorico di grande interesse artistico che narra in singole scene le storie del martirio di Sant’Eufemia e della Passione di Gesù.
Gli affreschi sono stati studiati alla fine dell’Ottocento e, per le affinità delle architetture e dei paesaggi dello sfondo con quelli della Chiesa di S. Maria Assunta ad Adro, sono stati considerati opera di Floriano Ferramola, importante pittore bresciano degli inizi Cinquecento, attivo tra l’altro in S. Giulia a Brescia e in S. Maria in Valvendra a Lovere.

Sono state riscontrate affinità stiliste anche con Paolo da Caylina il giovane, nipote di Vincenzo Foppa, a cui altri studiosi hanno proposto l’attribuzione.
Se non opera diretta del Ferramola o del Caylina, si tratta del lavoro di un notevole pittore anonimo della loro cerchia o bottega.

Gli affreschi del presbiterio sono caratterizzati da forte plasticismo, vivace efficacia dei colori, squillanti accostamenti di toni e coerente adesione alla cultura classicista lombarda.
La narrazione del ciclo decorativo si svolge su due registri: le lunette della fascia superiore rappresentano scene della Passione di Cristo, ad eccezione della lunetta centrale con la raffigurazione della Madonna col Bambino tra angioletti musicanti e il registro mediano presenta le vicende del martirio di S. Eufemia.

Al centro sopra l’altare, come se fosse una pala, campeggia la rappresentazione di S. Eufemia fra un Vescovo ed un Santo Martire.
Alla base dei riquadri degli affreschi corre una scritta che spiega le immagini, ma il testo è in gran parte illeggibile, consunto dall’umidità.

Interessante è la decorazione della zoccolatura con clipei al centro di finte lastre di marmo variegato.

Le superfici pittoriche necessitano di un urgente intervento di restauro, soprattutto per le parti della fascia della zoccolatura e del registro con le storie di Sant’Eufemia.
Le cause del degrado sono dovute essenzialmente alla presenza di umidità di risalita sulle murature, che determinano la fuoriuscita dei sali solubili con sfarinamento, polverizzazione e scollamento della pellicola pittorica.

Il restauro consentirà di studiare meglio elementi stilistici e tecnici per una più certa attribuzione.

Testo a cura di Luisa Lazzari

Fotografie a cura di Giorgia Archetti

Iniziativa realizzata nell’ambito del bando Wonderfood & Wine di Regione Lombardia e Unioncamere Lombardia per la promozione di Sapore inLOMBARDIA

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