Torre di Sonvico


Il piccolo centro di Sonvico si trova in quota, lungo la strada per Fraine, e si divide nei nuclei Inferiore e Superiore. Il nome (da Summus Vicus=villaggio più elevato) in origine era riferito solo al nucleo superiore, essendo quello inferiore denominato, fin quasi alla fine del Settecento, Zenzese, o Zenzezio, come è possibile dimostrare dall’esame dell’Estimo comunale del 1672 e del Catasto Napoleonico. Secondo lo studioso Alessandro Sina il nome potrebbe derivare da un’originaria cappella dedicata a san Genesio, di cui peraltro non rimane traccia. All’interno dell’universitas di Pisogne esisteva una comunità con una propria vicinia che comprendeva le terre di Sonvico e Zenzese, a cui in varie epoche si trovò aggregato anche Gratacasolo.

In Sonvico Superiore spiccano, a fianco della strada all’ingresso dell’abitato, i resti di una torre di epoca medioevale, ancora ben leggibili in alzato per una decina di metri. Certamente l’edificio originale era di altezza maggiore e sono visibili i segni di demolizioni e rifacimenti ma, soprattutto nel fronte meridionale, rimangono alcuni elementi architettonici che consentono di valutare la struttura. È da escludere che la torre sia di epoca romana o altomedioevale come suggerirono studiosi ottocenteschi. Dai caratteri esaminabili delle parti superstiti si può, invece, ipotizzare una datazione al XIII secolo, o al massimo alla fine del XII. Non sono noti documenti che parlino, neppure indirettamente, dell’edificio, e che quindi non è possibile stabilire a chi sia dovuta la sua costruzione. I primi dati certi si ricavano dalla documentazione catastale ottocentesca. Il piccolo nucleo di cui fa parte la torre, insieme ad altri corpi di fabbrica addossati ad Ovest, costituisce la contrada Sorec, distinta da quella di Sonvico. La proprietà, sia nel 1810 sia nel 1853, è del Comune di Pisogne (nel 1810 è ancora ricordata la Vicinia di Sonvico), e ciò fa ipotizzare che l’edificio facesse parte delle proprietà vescovili acquisite dalla comunità nel 1462. È certo, invece, che già all’inizio dell’Ottocento l’edificio era in rovina, essendo censito come casa diroccata nel 1810 e come area di torre diroccata (e per questo con valore di stima bassissimo) in epoca austriaca.

È però da notare come nell’Estimo comunale del 1672 la torre non compaia fra i pochi beni intestati alla Vicinia di Sonvico. Pur in assenza di dati certi è ipotizzabile che la proprietà fosse di Antonio Garattini a quell’epoca il maggior possidente del villaggio.

L’edificio è stato ristrutturato verso la fine del Novecento: nel fronte principale è stata conservata la leggibilità delle murature e degli elementi architettonici, pur con l’impiego di cemento per il rifacimento delle stilature. Appare evidente la linea di demolizione e di ricostruzione della muratura al di sopra del doppio portale, già riscontrabile nelle immagini precedenti al restauro, che interessa buona parte del terzo livello. Dobbiamo pensare a una sistemazione operata dopo il censimento catastale di metà Ottocento, e quindi forse nella seconda metà del secolo, per ridare funzionalità al rudere. La parte originale di questo lato è formata dal primo livello, con la porta principale a conci bugnati e arco simmetrico a cinque elementi, con una larga bisellatura compatibile con quella dei cantonali della scatola muraria, e dalla parte di muratura che include le due porte accostate, che evidentemente davano accesso a due ambienti distinti. Ciò rinvia alla tipologia del torrazzo, un edificio fortificato simile a una casa-torre ma di solito di minore altezza e di pianta rettangolare. Sopra le due porte sono visibili due mensole che alloggiavano una trave su cui poggiava la struttura per la copertura della loggia. È quindi possibile che in origine il tetto dell’edificio fosse contenuto totalmente all’interno di un coronamento merlato.

Date le aperture del lato meridionale, con ogni probabilità la torre costituiva l’angolo nord-est di una struttura fortificata più ampia.

 

Alberto Bianchi

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