Nuclei storici

Il nucleo storico di Pisogne

 Pisogne


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Il centro abitato di Pisogne deve il proprio sviluppo principalmente all’istituzione di un importante mercato, incentrato sulla piazza e sul porto. La posizione in testa alla sponda bresciana del lago e la conseguente possibilità di organizzare un facile accesso alla via d’acqua rappresentata dal Sebino fecero sì che Pisogne, nonostante la natura difficile di un luogo stretto fra le paludi della foce dell’Oglio, potesse diventare il naturale terminale mercantile della Valle Camonica.

Fra le ipotesi sull’origine del nome, la più convincente è forse quella suggerita da Guerrini, secondo la quale Pisogne deriverebbe da -oneis, nome locale che indica l’albero dell’òntano. Si può aggiungere che la radice pis- deriva con ogni probabilità da post (così come pos- e pus-, presenti con una certa frequenza nella toponomastica). Il nome indicherebbe così una località situata dopo gli ontani, con riferimento quindi a un bosco di tale specie che doveva trovarsi nel piano a nord del lago.

Nonostante alcuni sporadici ritrovamenti archeologici di epoche precedenti, il centro sembra assumere importanza nel Medioevo. I primi documenti noti riguardano diritti di decima detenuti dall’episcopato veronese nel IX secolo e, successivamente, alcune proprietà del monastero bresciano di San Faustino. Probabilmente all'XI secolo risale la pieve, isolata a nord dell'abitato La documentazione storica diventa significativa a partire dal Duecento, grazie all’egemonia vescovile sul territorio e alla conseguente produzione di carte, conservate oggi nell’archivio della Curia bresciana. Si ha notizia di contrasti fra il vescovo e il comune di Pisogne già nel 1195, risolti dieci anni più tardi con la cessione alla comunità dei terreni oltre l’Oglio. Fra i documenti spicca per la quantità di informazioni il designamento dei beni vescovili del 1299, che offre un quadro dettagliato dei possedimenti e delle prerogative spettanti al vescovo sulle terre di Pisogne. Proprietà e diritti erano certamente di origine ben più antica e venne messo in atto in quel periodo, così come nelle altre pievi camune, un tentativo per ribadirli, evidentemente perché molti fattori avevano cominciato a metterli in discussione. Lo stesso villaggio fortificato di Pisogne era stato preso d’assalto solo una decina di anni prima dai ghibellini camuni, che rivendicavano l’autonomia della Valle dal comune cittadino. Il comune di Brescia aveva per questo episodio messo al bando diversi esponenti della fazione.

L’esame del documento ha consentito di restituire il volto di Pisogne e di comprenderne meglio la struttura. Nel 1299 Pisogne appare come un castello, un abitato protetto da una cinta muraria dotata di due porte, con un’ulteriore fortificazione interna (il dongione) e un nucleo formato da diversi edifici che, per quanto semidistrutto all’atto della rilevazione, doveva aver costituito in precedenza il centro amministrativo della curia vescovile.

All’interno delle mura era posta in posizione centrale la piazza del mercato. A fianco della piazza, la torre nel 1299 risulta in costruzione e avrebbe sostituito, anche come simbolo, i palazzi vescovili danneggiati dagli eventi bellici. La piazza divideva di fatto l’abitato in due parti: verso nord, lungo l’attuale via San Marco, si trovava un borgo fino alla porta dell’Ospedale; verso sud si sviluppava invece una villa. I due termini fanno riferimento a tipi di strutture insediative dalle precise caratteristiche. Il riferimento a un borgo in un documento medievale indica un abitato sviluppatosi con l’accostamento di case le une alle altre su entrambi i lati di una via centrale, di solito all’esterno di una cinta muraria e generatosi a partire da una porta urbana. In un secondo momento poteva poi essere incluso nella cerchia da nuove mura più ampie. Per contro, la villa è un abitato sparso, formato da edifici non necessariamente adiacenti, ma dotati di corti, orti e broli, anche in questo caso in origine generalmente non fortificato.

Nel caso di Pisogne l’identificazione di un borgo già incluso al 1299 nella cinta muraria e a nord della piazza indica probabilmente che attorno ad essa doveva essere sorto nelle epoche precedenti il primo nucleo abitato, probabilmente già con una limitata fortificazione. In questo caso il borgo si sarebbe sviluppato lungo la direttrice della Valle Camonica, certamente a quell’epoca la via di terra più importante per Pisogne. Al culmine del borgo nel 1299 si trovava la porta verso la Valle, detta dell’Ospedale per la presenza poco oltre di un ricovero per viandanti. In età veneta (dal XV secolo), con ogni probabilità per la presenza dell’immancabile leone, assumerà il nome di Porta di San Marco, dando conseguentemente il nome alla via verso la piazza. Della porta non rimane traccia. Lungo la direttrice verso la valle sarebbe sorta nel Quattrocento la chiesa di Santa Maria della Neve, celebre per il ciclo del Romanino.

L’espansione verso sud è verosimilmente più tarda: la villa appare come un’estensione dell’abitato pianificata, basata su una strada parallela al lago (la via Torrazzo) da cui scendono perpendicolarmente alla riva diversi assi minori. All’interno di questa griglia di strade cominciarono nel corso del Duecento a insediarsi alcune abitazioni, andando a occupare i lotti liberi, con un’edificazione inizialmente più rada rispetto a quella del borgo. Si riconosce un primo tracciato delle mura che doveva attestarsi all’incirca all’altezza della Via di Mezzo, come testimoniano i resti della Porta del Pozzo, ancora visibili lungo l’odierna via Torrazzo. A questa cinta faceva riferimento il fossato vecchio, così definito nel documento del 1299. Le nuove mura si estesero invece verso sud, andando a comprendere altre aree per le nuove abitazioni. La nuova porta venne aperta questa volta verso est, in un luogo chiamato lo Stagnadello, da cui il nome di Porta di Stagnagis (è ancora esistente e nota come Porta dei Monti). Il nome fa pensare che anche questa nuova parte dovesse essere protetta da un fossato o che perlomeno si fosse accostata ad aree naturalmente paludose. Lo sviluppo dell’abitato di Pisogne dei secoli successivi si concentrerà soprattutto in questa zona, mediante la saturazione dello spazio disponibile. Si renderà anzi necessario un nuovo ampliamento con la costruzione della contrada di Capovilla, con limite segnato dalla porta settecentesca ancora visibile.

Al centro, la piazza costituiva l’elemento peculiare di Pisogne. In realtà dal documento risulta una suddivisione fra una piazza del mercato vera e propria, attestata sulla riva del lago, e una piazza più interna, definita come piazza del Comune. Le due piazze corrispondono allo spazio attuale compreso fra la torre del Vescovo e la chiesa parrocchiale: l’attuale piazza Umberto I è il frutto di un ampliamento che comportò l’avanzamento della linea di costa. Ancora sulle mappe catastali ottocentesche le piazze appaiono di forma allungata, sviluppandosi dal lago in profondità verso l’entroterra. È da notare tuttavia che le cortine di edifici, nel corso del tempo e in particolare a partire dal ‘400, si protesero verso lo spazio libero, grazie all’adozione dei portici: in questo modo si ricavò spazio ai piani superiori, ma al piano della piazza venne preservato l’uso per il mercato, verosimilmente per disposizione delle autorità comunitarie.

La piazza in origine era chiusa da edifici residenziali o commerciali anche a est, e costituiva quindi uno spazio delimitato su tre lati da botteghe e spazi per il mercato. In questo settore è documentata nel Seicento una piccola chiesa dedicata a san Rocco. Questo assetto venne però rotto dalla costruzione, a cavallo fra XVIII e XIX secolo, della nuova chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, che comportò la demolizione della cortina orientale e lo sfondamento delle mura. L’intervento ha cambiato completamente la percezione dello spazio, che ora ha come fondale la facciata progettata attorno al 1769 dall’architetto bresciano Antonio Marchetti.

 

Alberto Bianchi

 


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