Chiesa dei Morti a Vello


Al limite meridionale del territorio di Vello, Sant’Eufemia è nota come Chiesa dei morti per la vicinanza al cimitero che si sviluppa sull’antico camposanto: la chiesa, infatti, svolse funzioni parrocchiali dal 1525 al 1703 quando venne conclusa la costruzione della nuova parrocchiale nel centro del paese.

La cappella è documentata nel 1132 quando papa Innocenzo II ne conferma il possesso al monastero bresciano di Sant’Eufemia, cui si deve con ogni probabilità la sua costruzione nell’XI secolo. L’edificio appare fortemente condizionato dalla collocazione e, per adattarsi allo stretto lembo di terra, non rispetta l’orientamento canonico a est ma si sviluppa lungo un asse nord-sud.

Dell’edificio romanico si conserva intatto il campanile che presenta una muratura regolare in conci con lesene angolari e specchiatura interna a doppio archetto su una sottile mensola. La precocità della costruzione all’inizio dell’XI secolo emerge tanto nel profilo irregolare e poco accentuato della mensola che sostiene il doppio archetto quanto nella cella, che si apre con quattro bifore a doppio profilo ripartite da sostegni rudimentali. L’adozione del tufo facilmente lavorabile nel campanile ha consentito una tessitura muraria regolare che non si riscontra nei perimetrali est e ovest, probabilmente appartenenti ancora all’edificio romanico ma trasformati nel Quattrocento con l’inserimento dei contrafforti per sostenere le volte.

La chiesa doveva originariamente terminare con un’abside semicircolare, di cui si conserva l’attacco sul lato sud del campanile: essa venne sostituita nel XVI secolo dall’attuale presbiterio quadrato.

Alla fase rinascimentale tardoquattrocentesca sono da ricondurre gli affreschi della facciata d’ingresso. Il ciclo, oggi non completamente leggibile, è ben impaginato. Nella fascia superiore è affrescata la scena dell’Annunciazione datata 1489. Sopra il portale d’ingresso a ogiva vi sono i resti di una sorta di trittico con Santa Eufemia benedicente fra due angeli musicanti. Si tratta ancora di una pittura d’impianto tardo gotico seppur negli archetti del trittico e negli elementi architettonici della finta cornice dipinta attorno al portale con tondi all’antica, vi sono i tentativi di un aggiornamento rinascimentale. Nelle fasce laterali della facciata vi sono altri quattro riquadri affrescati; quelli inferiori sono stati in parte troncati dell’apertura delle finestrelle con il rispettivo gradino-inginocchiatoio: tale soluzione permetteva ai fedeli di inginocchiarsi e pregare rivolti al presbiterio anche quando l’edificio era chiuso. Nel riquadro in alto a destra è ancora visibile il Martirio del beato Simonino da Trento. Più in basso restano tracce di un gruppo di figure tra cui un personaggio con bastone; la semplice cornice che divide i due riquadri conserva resti di iscrizione che suggeriscono che alcune porzioni degli affreschi esterni siano degli ex voto.

L’interno dell’edificio è interamente decorato anche se la pellicola pittorica ha subito un vistoso degrado a causa dell’umidità. Le decorazioni sono state realizzate a secco da G. Casari nel 1947, lo stesso pittore che mise mano alla vicina chiesa di San Pietro di Pregasso (comune di Marone). Rimane assai consunta una Trinità d’impostazione tardogotica che potrebbe essere datata alla fine del XV secolo; purtroppo lo stato dell’opera è assai precario ed è probabile che ciò che è oggi visibile sia una ridipintura, attribuibile sempre a Casari, dell’antica immagine. Lo stesso dubbio sorge per un’interessante Ultima Cena che si distribuisce su una lunga porzione orizzontale della muratura: la presenza frontale degli apostoli, il cartiglio che si srotola tra una testa e l’altra dei commensali deporrebbero per una composizione più antica ripresa nel secolo scorso. Il resto dell’edificio è decorato a secco con finte architetture con cassettoni, elementi floreali, simboli eucaristici e figure di santi.

 

Monica Ibsen, Federico Troletti

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