Chiesa della Natività di Maria, ‘Madonnina di Govine’


La chiesa della ‘Madonnina’ è situata nel piccolo borgo di Gòvine, a sud di Pisogne. L’edificio sorgeva sulla biforcazione della strada che, da un lato, portava alle fucine del paese e a San Defendente, e dall’altro, conduceva a Toline. Si tratta di un ex-voto per ringraziare lo scampato pericolo da parte degli abitanti che rimasero indenni rispetto alla peste del 1630 e, prima, alle truppe tedesche che dalla Valtellina passarono dal borgo per dirigersi nel mantovano nel settembre del 1629. Vi era già una piccola cappella con la devozione alla Vergine per cui l’immagine antica, oggetto di venerazione, fu inglobata nel nuovo edificio (ora nel presbiterio). Sul fianco verso lago vi sono un altro ingresso e il campanile.

La facciata è composta da più elementi che la rendono assai animata. Nel timpano vi è il resto di una cornice sei-settecentesca, oggi priva d’immagine; al di sotto si trova una lunetta, mentre ai lati si formano due fasce verticali derivate dalla scansione delle paraste di ordine gigante ma che sono prive di basamento e capitello. Proprio dalle paraste centrali si stacca il pronao con volta a crociera; la struttura scarica su due peducci incassati nella facciata della chiesa e su due colonne poggianti su alti plinti in pietra arenaria che avanzano nel piccolo sagrato. Pregevole è il portale, sempre in arenaria, con timpano spezzato; nel fronte sono riportate l’iscrizione dedicatoria e la data 1630. Ai lati del portale due finestrelle, con inginocchiatoio, propongono uno schema diffuso in molte chiese campestri.

L’interno a navata unica si presenta con un impianto seicentesco e un apparato decorativo assai prezioso che, seppur pare piuttosto omogeneo, è il frutto di vari interventi sia seicenteschi sia settecenteschi con un’ultima fase ottocentesca. La navata è scandita da lesene binate che si alternano a grandi affreschi inseriti in cornici di stucco. Altri medaglioni e riquadri coprono interamente l’altare maggiore, la volta e parte della controfacciata in cui fu posto l’organo nel 1909. Il ricco altare è di impostazione settecentesca.

Di Domenico Voltolini sono i medaglioni della volta: il maestro dà prova di discrete doti compositive negli episodi dell’Assunta e dell’Incoronazione della Vergine; il terzo riquadro è la rappresentazione dell’ex-voto della comunità che si rivolge alla Vergine seduta su una nuvola con i santi Rocco, Sebastiano e Fermo (?) alla sua destra. Nei personaggi in supplica sono da riconoscere alcuni abitanti del borgo e, sulla destra, il parroco Bosio. È probabile che in origine in questo medaglione vi fosse un affresco del camuno Giacomo Bate, quindi di fattura seicentesca, poi ripassato dal Voltolini. Al Bate sono attribuiti altri dipinti, si veda in particolare nel fondo del presbiterio la Natività di Maria.

Tra il 1894 e 1895 la chiesa è interessata da un restauro che tenta di alleggerire gli stucchi tanto che una testimonianza del periodo lamenta che si è perso “tutto il bianco con miriade di angioletti, enormi grappoli d’uva e colossali spighe di frumento”. È nello stesso intervento che è documentato il pittore esinese Antonio Guadagnini che affresca una serie di medaglioni: le opere sono per la verità forse le meno riuscite della produzione del maestro e tale risultato è forse da imputarsi all’esigua somma che la comunità era disposta a pagare. Di Guadagnini sono gli affreschi alle pareti della navata e del presbiterio in cui sono narrati episodi mariani, dall’Annunciazione al Transito di san Giuseppe. Guadagnini intervenne forse rifacendo immagini più antiche ma già guaste nel XIX secolo; la sua mano è da individuarsi nelle medaglie con Sant’Anna San Gioacchino.

Dubbie sono alcune pitture murali in controfacciata come il Ritrovamento della Croce da parte di Sant’Elena, di impianto settecentesco, e le due opere ai lati, Madonna di Loreto Madonna del Carmelo, in cui pare vi siano ridipinture ottocentesche.

Federico Troletti

 

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