I Fantoni e la scultura del Settecento


Gli edifici religiosi nel territorio sebino documentano al meglio la progressiva diffusione dei modelli scultorei elaborati, tra Sei e Settecento, a Bergamo e a Brescia. Sul fronte della scultura in marmo, le importanti realizzazioni delle botteghe ticinesi (ma da tempo trapiantate a Bergamo) dei Selva e dei Manni convivono con quelle dei marmorari bresciani di Rezzato. Il quadro va completato con un riferimento alla presenza dei Calegari, raffinati scultori in marmo ai quali si devono le statue dell’altar maggiore di San Martino a Marone, di Santa Maria Assunta a Paratico e le Virtù sull’altare di San Luigi Gonzaga nella parrocchiale di Tavernola. Il bellissimo altare dell’Immacolata in San Giorgio a Lovere, capolavoro di Antonio Calegari, viene invece dalla chiesa di San Barnaba a Brescia.

Anche la scultura in stucco può contare su significative attestazioni: esemplare il caso della chiesa di San Lorenzo a Fraine, dove Beniamino Simoni, modellatore e intagliatore, interviene nella decorazione in stucco della navata con figure di santi entro nicchie, integrandosi perfettamente con gli affreschi di Carloni in uno degli interni più significativi del Settecento lombardo.

Le significative realizzazioni conservate nelle parrocchiali e negli oratori dei centri lacustri consentono invece di rilevare la fortuna della scultura in legno, che si impone per la varietà delle soluzioni e l’aggiornamento delle maestranze.

La presenza meglio documentata è quella degli intagliatori Fantoni di Rovetta. L’attività della bottega si ricostruisce dal primo Cinquecento, anche se solo con Grazioso il Vecchio assumerà una fisionomia più articolata, grazie alla presenza dei figli Andrea, Donato, Giovanni Antonio, Gianbettino e Giovanni e poi dei nipoti Grazioso il Giovane, Francesco Donato e Giovanni Grazioso. L’ambito cronologico così individuato (1630-1770/80 circa) coincide con il passaggio da un gusto pienamente barocco alle forme più leggere del barocchetto e successivamente del rococò, per approdare infine a esiti di precoce classicismo.

I Fantoni erano in grado di attingere all’ampio repertorio di modelli (disegni e bozzetti) trasmessi in bottega (e tuttora conservati nella Casa Museo di Rovetta), grazie ai quali riuscirono a imprimere una sostanziale omogeneità alla cultura artistica locale.

Esemplare è il caso del Sepolcro per la chiesa di San Giovanni Battista a Zone, realizzato tra il 1689 e il 1691 con il determinante contributo del giovane Andrea. Don Bartolomeo Belotti, parroco di Zone, aveva proposto come modello il Compianto cinquecentesco della chiesa del Carmine a Brescia, suggerendo alcune modifiche – ad esempio, l’introduzione dei fazzoletti in mano ai dolenti – ispirati alle sacre rappresentazioni, per accentuare la teatralità dei gesti. A questo modello si ispireranno tutte le successive realizzazioni prodotte nell’ambito della bottega, dal Calvario di Castelfranco di Rogno (1694), ai Sepolcri di Rovetta (1699-1711), Clusone (1726, 1742), Ardesio (1770, 1782), fino ad arrivare ai monumentali complessi di Santa Maria della Torre a Sovere (1711, 1757) e del Santuario della Via Crucis di Cerveno (1763-1783).

Ad Andrea va riconosciuto il ruolo di inventore di nuove iconografie, come conferma la complessa Allegoria della Salvezza in legno intagliato e dipinto per l’Oratorio del Crocefisso a Solto (1717), divulgata anche attraverso incisioni, replicata per la chiesa di Grumello del Monte (1748).

Tra le numerose statue destinate al culto, intagliate e dipinte “al naturale” (il Cristo morto nella parrocchiale di Sale Marasino, del 1754, il Sant’Antonio di Padova nella chiesa di Santa Maria in Valvendra, del 1730, le statue della Madonna del Rosario Toline e a Sarnico) meritano una segnalazione anche per la rarità le immagini da vestire, manichini in legno coperti con abiti ricamati. La figura più frequente è quella della Vergine: i culti della Madonna del Rosario e della Madonna del Carmine, di antica origine, erano stati estesi alla Chiesa universale nel 1716 e nel 1726. Sono documentate le richieste ai Fantoni per Bossico (1699-1711), Solto Collina (1741), Peschiera Maraglio (1764), Parzanica (1768), Ceratello (1783). Molte statue sono andate perdute: tra gli esemplari conservati, è da ricordare la Madonna del Carmine a Solto Collina, mentre della statua realizzata per la chiesa di Ceratello restano solo i frammenti della testa, delle mani e la figura del Bambino, rimontati nella novecentesca statua della Vergine.

Ma è negli altari (paliotto, tabernacolo, cornice per la pala) che i Fantoni mostrano la propria abilità, anche a fronte della capacità imprenditoriale che consentiva loro di fornire prodotti in legno e grazie alla collaborazione con altri scultori anche in marmo: l’altar maggiore con espositorio “alla romana” (1718-1720) per i francescani di Santa Maria in Valvendra ne è un significativo esempio.

Nella già citata parrocchiale di Zone, si può seguire l’elaborazione in chiave monumentale della cornice per la pala d’altare barocca con due colonne tortili a sostenere un cornicione animato da figure allegoriche dall’altare del Sacramento fino alla monumentale soluzione adottata per l’altar maggiore. Un differente modello, ispirato agli apparati effimeri, è proposto, a metà Settecento, per l’altare del Rosario a Provaglio d’Iseo, dove gli angeli trattengono un drappo svolazzante davanti alle colonne. A Lovere la chiesa di San Giorgio conserva un importante nucleo di sculture, in parte provenienti dal distrutto altare del Rosario: restano la mensa, con un raffinato decoro di gusto rocaille su fondo a specchi, affine al gusto di Antonio Fusi, due Angeli in legno (1717) da confrontare con quelli – pure fantoniani – dell’altar maggiore, la statua di San Giuseppe (1718) e quella di San Gioacchino (1719).

Le capacità della bottega emergono nei grandi interventi come la straordinaria cassa per l’organo della parrocchiale di Solto Collina avviato nel 1705, ancora da completare nel 1726. In San Gregorio a Toline la bottega Fantoni completa, nel primo e tra sesto e settimo decennio del Settecento l’intero arredo del presbiterio, con il coro, il ciborio affiancato da due angeli e la moderna cornice per la pala.

Tra le ultime testimonianze dell’attività dei Fantoni sono l’altare del Rosario nella parrocchiale di Tavernola (1784-1798), da riferire a Donato Andrea, la cui struttura architettonica si adegua progressivamente al classicismo del tardo Settecento, e la cornice dell’altare dell’Immacolata commissionato dai Francescani dell’Isola di San Paolo nel 1757, con le statue di Davide e di Salomone. Nel 1783, dopo la soppressione del convento, l’altare è acquistato per l’oratorio della Beata Vergine a Castro, dove viene adattato ad incorniciare un affresco. Purtroppo il complesso è stato danneggiato da un furto nel 2010: segno della fortuna degli scultori ma purtroppo anche della fragilità del patrimonio.

Se sul versante della pittura si registra il deciso prevalere anche in ambito bergamasco di artisti bresciani e foresti, poche presenze sembrano intaccare il monopolio della bottega di Rovetta. Ai Pialorsi, detti Boscaì, che avevano sede a Levrange, in Valle Sabbia, sono stati riferiti la cornice all’emiliana realizzata tra quarto e quinto decennio del Settecento per l’altar maggiore della parrocchiale di Sale Marasino, e l’altare del Rosario nella parrocchiale di Peschiera Maraglio.

Le ricerche sui Ramus hanno sottolineato l’intensa attività della bottega tra Trentino e Valle Camonica, Valle di Scalve e Val Seriana. Nel territorio la loro presenza resta per ora limitata al monumentale tabernacolo di Zorzino e ai lavori per la chiesa di Gratacasolo.

Infine Giovanni Giuseppe Piccini, è presente con il singolare espositorio con la figura di Dio Padre conservato nella parrocchiale di Sarnico (proveniente però da una chiesa della Val di Scalve).

 

Marco Albertario

 

 

Per saperne di più:

SINA A. Il carteggio Bellotti-Fantoni per le opere d’arte di Zone e di Cerveno, in “Memorie storiche della diocesi di Brescia”, III, 1932, pp. 61-70.

I Fantoni. Quattro secoli di bottega di scultura in Europa, a cura di R. Bossaglia, Vicenza 1978.

RIGON L., L’altare della Beata Vergine del Rosario nella parrocchiale di Tavernola: testimonianze dagli archivi documentari della Fondazione Fantoni di Rovetta, Sarnico (Bg) 2008.

VOLTA V., Carteggi fantoniani d’area camuno-sebina e della Franciacorta, Brescia 2015.



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