San Zenone a Gratacasolo di Pisogne


La parrocchiale di Gratacasolo, frazione a nord di Pisogne, dedicata a San Zeno vescovo di Verona è stata edificata sulla precedente chiesa, in rovina nel 1625, che fu in parte inglobata nel nuovo edificio. Nella visita pastorale di Marco Morosini del 1646 il presbiterio era quasi terminato e si esortava a completare l’intera fabbrica. All’istituzione della parrocchia nel 1731 seguì il progetto (1793), non attuato appieno, dell’architetto Gaspare Turbini. Vi sono, infatti, delle difformità, specie nell’area del presbiterio, da imputarsi, forse, a una variante in corso d’opera causata da mancanza di fondi. Altre modifiche avvennero nella prima metà dell’Ottocento.

La facciata assai sobria è scandita da quattro paraste di ordine gigante che sostengono il timpano; il portale è in pietra bianca, mentre quello laterale, a sud, è d’impianto settecentesco con maggiore profusione di marmi. La navata è coperta da volta a botte poggiante su un bel cornicione; le lesene con capitelli corinzi in stucco segnano la presenza di due altari laterali nei fianchi della navata. L’altar maggiore, purtroppo rimaneggiato, è una pregevole opera in marmo del XVIII secolo. Come pala è stata posta nel 1863 la bella tela del loverese Giuliano Volpi raffigurante San Zeno libera la popolazione dalle acque. L’opera, seppur di gusto accademico, si pone in sintonia con il resto del presbiterio. Del tardo Settecento è l’affresco, piuttosto deteriorato e fortemente integrato, con la Gloria di san Zeno nella volta della navata; l’opera, avvicinata ai modi di Carlo Innocenzo Carloni, è stata poi ripresa, con alcune modifiche, e riproposta in Sant’Antonio abate a Marasino verso la fine dell’Ottocento. L’altare sul fianco nord offre una discreta cornice in marmo che accoglie un affresco di impianto tardogotico databile alla metà del XV secolo: il dipinto, Madonna col Bambino fra i santi Giovanni Battista e Zeno, è una porzione della precedente struttura, risparmiata dalla distruzione e inglobata nell’attuale. In aggiunta, forse per adattare una devozione antica al culto della Madonna del Rosario, furono posti i quindici ovali con i misteri del Rosario realizzati con olio su lamina di zinco da un ignoto autore. Di discreta fattura è il Crocifisso ligneo del XVIII secolo.

Restauri sono documentati tra il 1820 e il 1851; mentre nel 1926 si conclusero le opere di decorazione realizzate dai fratelli Giuseppe e Luciano Gennari.

 

Federico Troletti

 

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