Santa Trinità a Parzanica


La chiesa, a 969 m di quota, sorge su un piccolo pianoro sul Mut dei Pagà, e si raggiunge dopo un’erta salita nel bosco lungo l’agevole sentiero 721. Dalla chiesa la vista spazia dalla Val Seriana alla Valle Camonica al basso Sebino.

Alcuni dati suggeriscono una fondazione antica: la posizione dominante, la dedicazione alla Trinità, piuttosto rara, che si associa spesso a cronologie di primo XI secolo e a fondazioni cluniacensi; le intitolazioni ai santi abati Colombano, Mauro e Gottardo delle chiese di Parzanica richiamano poi un contesto legato all’ambiente monastico. Intorno alla chiesa sono visibili resti di murature, indizio di un utilizzo dell’altura forse con funzioni difensive, suggerito anche dal nome locale castei dei Paga’ (castello dei Pagani).

Le strutture, intonacate e riprese, tuttavia non offrono una cronologia certa: la chiesa attuale, ad aula unica e abside semicircolare orientata canonicamente, si imposta sulla roccia a nord e a est mentre la parte ovest della navata è frutto di un allungamento quattrocentesco e si imposta su alcuni vani antistanti seminterrati che in origine dovevano costituivano il romitorio destinato ad accogliere il custode della chiesa o a garantire ospitalità. I pochi tratti di muratura visibile suggeriscono per la prima fase della chiesa e gli ambienti interrati una cronologia di XI-XII secolo.

L’abside è interamente decorata, come lo doveva essere la fronte dell’arco che la separa dalla navata; restano tracce di dipinti nella porzione superiore e, sulla sinistra, parte di Sant’Antonio abate. La Trinità all’interno della mandorla occupa metà abside; ai lati vi sono il patrono di Parzanica, San Colombano e due Santi vescovi, e, sopra di loro, due angeli in volo. È probabile che sulla destra vi fosse un quarto santo, distrutto dall’apertura della finestra. Lo stato di conservazione, seppur a prima vista pare buono, è il risultato di varie ridipinture avvenute sia nello secolo scorso, l’ultima è del 1993, sia in precedenza. Per quanto è possibile valutare pare che l’impianto della Trinità sia databile al XV secolo, ma ripreso più volte con aggiunte di colore. Si veda, ad esempio, il profilo della mandorla che in origine doveva mostrare una cromia a gradazioni dal centro verso l’esterno. La fascia giallo-ocra era composta da una miriade di putti a monocromo come si può notare da alcuni dettagli superstiti. Vari rifacimenti, anche dell’intonaco, hanno interessato pure il corpo di Cristo. Un possibile confronto può essere condotto con gli affreschi dell’abside della chiesa dei Santi Ippolito e Cassiano a Gargarino.

Alla fase a cavallo tra XV e XVI secolo sono da assegnare il San Rocco e la Santa martire nell’intradosso dell’arco del presbiterio. Più interessante, perché non ha subito ridipinture, è il San Giovanni Battista posto nella fronte dell’arco della navata. Resta poi l’immagine, realizzata mediante incisione su intonaco a calce, di un devoto che prega rivolto verso il Nodo di Salomone; vi è una data incisa che la critica ha letto come MC (1100). La scritta assai dubbiosa e la postura del devoto visto di profilo suggeriscono, invece, una datazione più recente, verso il XV secolo, il che potrebbe essere in linea con i lavori che modificarono notevolmente la struttura della chiesa.

Merita di essere ricordato anche l’intenso Cristo alla colonna di Gian Riccardo Piccoli (1991), entro una cornice settecentesca.

 

Monica Ibsen e Federico Troletti

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