Chiesa di San Francesco


Secondo un’antica tradizione, il convento iseano sarebbe uno dei primi costruiti nella diocesi di Brescia, fondato da San Francesco d’Assisi durante il viaggio di ritorno dall’Egitto intorno al 1218-1220. Il santo avrebbe accettato una casetta vicino a un torrente (l’attuale Cortelo) fuori dalle mura del paese, trasformandola in un piccolo centro religioso dedicato a santa Maria degli Angeli, denominato della “Madonna Nuova”, e dotandolo di una chiesetta e un pozzo.

Al XIV secolo risalgono i primi documenti riguardanti il convento: sono relativi all’affidamento ai frati francescani dell’officiatura della chiesa di Santa Maria degli Oldofredi, incarico che mantennero fino alla fine del XVII secolo.

La Madonna Nuova rimase spesso abbandonata, probabilmente per le scomodità della sede e per l’aria malsana della zona stagnante. Nel 1465, in seguito alle richieste del Comune, il Generale dei Minori, Francesco della Rovere futuro papa Sisto IV, permise al frate Amadeo Mendes de Sylva e ai suoi seguaci di trasferirvisi. L’intera struttura venne rinnovata e il titolo cambiato in San Francesco.

Gli amadeiti vi rimasero fino al 1568, anno in cui furono uniti ai frati Osservanti che vi abitarono dal 1569 fino alla soppressione veneta del 1771. Divenne poi sede dei frati del convento dell’isola di San Paolo [54]dal 1783 ai primi anni del XIX secolo. Acquisito dal pubblico demanio, fu acquistato da privati e affittato al Comune che, tra 1825 e 1827, lo adibì a scuola. Nel 1841 fu trasformato in ospedale, funzione che assolve ancora oggi.

Nel XIX e XX secolo il convento è stato ristrutturato per adattarlo alle funzioni ospedaliere, ma le dimensioni sono rimaste pressoché invariate dal periodo amadeita, con alcune aggiunte successive. Non si conosce la struttura del primitivo monastero, del quale rimangono alcuni vani, e si possono ricostruire solo in parte le modifiche apportate dagli amadeiti: del convento quattrocentesco rimangono il chiostro, parte della chiesa e alcuni ambienti su entrambi i piani.

Il progetto di ampliamento degli amadeiti si adattò alla preesistenza di alcune stanze, come farebbe intuire la convergenza a lago dei lati lunghi del chiostro, dal quale si può accedere a una terrazza sull’acqua. Il chiostro fu costruito con materiali di recupero e scandito da archi retti da colonne in pietra rossa simona e pietra bianca gallina, con un raffinato effetto cromatico; a questa fase appartengono alcuni dipinti murali raffiguranti l’Annunciazione, l’Incoronazione della VergineSan Francesco davanti al vescovo. Attorno al chiostro vennero disposti locali comuni e di servizio, come la cucina, la dispensa, il refettorio, la sala del fuoco.

Al primo piano furono costruite nuove celle e loggette sorrette da colonne in pietra di Sarnico, pietra gallina e pietra simona.

I frati sostituirono la vecchia chiesa, che divenne un luogo di transito verso la sacrestia, con una nuova, ma mantennero l’antico campanile, demolito nel XIX secolo insieme a parte della cappella quattrocentesca. All’esterno furono poi realizzati un cimitero, alcune strutture per attività agricole e, dopo l’insediamento dei frati dell’isola di San Paolo, un lanificio.

La chiesa è ad aula unica e il presbiterio è voltato a crociera; il catino absidale è a spicchi neogotici cordonati, ciascuno ospitante affreschi di angeli o busti di santi. Sul soffitto ligneo della cappella si può ammirare, benché mutilato durante i restauri ottocenteschi, al centro di una ricca quadratura architettonica seicentesca il dipinto raffigurante Il carro di fuoco. Il soggetto, poco diffuso, è tratto dalla Legenda Maior di san Bonaventura e tende a identificare san Francesco come nuovo Elia. Sull’altare si trova un Crocifisso ligneo, e in tre nicchie vi sono le statue di San Giovanni Bosco, della Madonna infante e di San Giuseppe. In controfacciata è appeso lo strappo di un affresco tardo trecentesco malamente ridipinto raffigurante la Madonna in trono col Bambino.

In vari ambienti dell’ospedale sono conservate tracce di affreschi di diversi periodi, dal XV al XVII secolo.

 

Angelo Valsecchi



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