Chiesa di San Bernardo di Chiaravalle a Collepiano


Collepiano, frazione a est del comune di Marone, paese della riviera sebina, è posta in zona collinare su di un falsopiano. Il nucleo abitato ha connotazioni prettamente agricole, si sviluppa intorno alla chiesa di San Bernardo di Chiaravalle, fondatore dell’ordine cistercense e protettore di apicultori e ceraiuoli. La chiesa è posta sul tragitto della strada ‘Valleriana’, importante via di comunicazione tra la Valle Camonica e Brescia. L’edificio è documentato nella visita pastorale di Carlo Borromeo nel 1580 come cappella chiusa da un cancello di legno. L’attuale edificio presenta una facciata articolata da due coppie di lesene e trabeazione aggettante, e conclusa dal timpano triangolare con una croce sommitale in ferro battuto. Al centro della facciata il portale, anticipato da quattro gradini, in pietra di Sarnico, è definito con stipiti e cimasa riccamente decorati con volute e girali vegetali che si concludono alla sommità con una croce. Al di sopra esisteva un affresco, oggi non più leggibile, raffigurante san Bernardo; vi è poi una finestra rettangolare. Due ingressi sono posti ai fianchi e, sulla parete sinistra, vi è il campanile con modanatura a rilievo.

L’interno si presenta a pianta longitudinale, la navata è intervallata da lesene con capitelli corinzi; la copertura a botte poggia su un’ampia cornice e, da ambo i lati, si trovano due finestre decorate. Al centro vi sono medaglioni dipinti a fresco con Gloria di san Bernardo San Bernardo che scaccia i demoni (secolo XVIII). Il presbiterio, rialzato da due gradini in pietra di Botticino, è di forma quadrangolare con copertura a botte con due aperture semicircolari, la parete di fondo è piana e vi è collocata l’ancona eseguita in stucco nel 1707 dall’intelvese Francesco Castellazzi. Ai lati vi sono due statue lignee raffiguranti Sant’Egidio, protettore dei lebbrosi, e Sant’Isidoro, protettore dei contadini (secolo XIX). La pala d’altare è opera di Ottavio Amigoni e rappresenta la Madonna con Bambino e san Bernardo abate, si tratta di un’opera matura dell’artista. Il restauro ha permesso la lettura del dipinto come Lactatio Virginis: san Bernardo riceve alcune gocce di latte dalla Vergine che rende soprannaturale il suo predicare. Il paliotto dell’altare maggiore di marmo policromo è da collocarsi nella prima metà del Settecento: è tripartito con due pilastrini rettangolari ai lati, la lastra piana è contornata da una cornicetta nera, al centro è inserito un medaglione quadrilobato in marmo bianco con bassorilievo di San Bernardo che scaccia i diavoli. Il bassorilievo è attribuito alla bottega dei Calegari. Nella volta vi è un affresco con Colomba dello Spirito Santo e Angeli con cartiglio (secolo XX). Collocati sulla parete di destra della navata due tele, attribuite a Pompeo Ghitti, allievo di Ottavio Amigoni; rappresentano Santa Lucia e Santa Apollonia. L’altra pala, raffigurante Sant’Antonio di Padova che riceve il Bambino dalle mani della Vergine, è attribuita a Domenico Voltolini, allievo di Andrea Celesti. La chiesa subì negli anni ’70 un radicale restauro in parte vanificato da un incendio divampato nel dicembre del 2015.

Antonio Burlotti

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