San Michele a Cambianica


Splendido esempio di adattamento di un edificio romanico all’ambiente, la chiesa di San Michele, detta San Michelone, sorge nel cuore della frazione collinare di Cambianica: la facciata, seminterrata, è priva di aperture e l’unico portale è sul lato settentrionale.

La chiesa, dalla pianta marcatamente trapezoidale per adattarsi allo spazio disponibile, sorge all’incrocio tra gli antichi percorsi che collegavano il lago ai centri collinari di Vigolo e Parzanica. È stata edificata certamente in più fasi: a un primo edificio corrispondono la facciata e il lato ovest, con i muri in pietre spaccate scarsamente allineate legate da abbondante malta tenacissima; l’esigenza di accrescere lo spazio per i celebranti, eventuali problemi di dissesto o la volontà di adeguare l’edificio alle nuove forme dell’architettura romanica indussero, intorno alla metà del XIII secolo, alla ricostruzione dell’abside. Qui i filari di conci sbozzati e squadrati sono regolarissimi; le tre lesene che scandiscono il catino appaiono perfettamente legate da blocchi passanti al corpo della muratura e al pronunciato coronamento ad archetti sostenuti da massicci peducci. Alla stessa fase appartengono il piccolo campanile, che dava accesso alla chiesa e alla canonica, e il portale del lato nord. Successivamente il fianco nord fu pesantemente rimaneggiato.

L’abside era coperta da un tetto di scaglie di pietra, secondo una pratica diffusa in area alpina e prealpina che nel territorio bergamasco è ancora osservabile ad esempio nell’abbazia di Vallalta o nelle chiese della Val Calepio (San Giorgio a Credaro, San Giovanni a Cividino, Sant’Alessandro a Villongo, ecc.). Le finestre ad arco ribassato della facciata, sono identiche a quelle presenti nel palazzo dell’Arsenale di Iseo e si datano dunque alla fine del Duecento-metà del Trecento; solo nel Cinquecento, infine, venne aperta la finestra della parete nord. Originariamente la copertura della navata era probabilmente a due falde, come mostra la differenza nella muratura superiore destra della facciata, priva dell’antico intonaco; la modifica della copertura potrebbe legarsi alle trasformazioni degli edifici a sud e alla connessa distruzione del campanile.

Oltre che per la raffinata struttura architettonica, la chiesa è ben nota per i dipinti che la rivestono sia all’esterno, sia all’interno, frutto di un intervento unitario che si colloca intorno al 1366, data riportata sul codice mostrato dal Cristo pantocrator dipinto al centro dell’abside.

All’esterno sono visibili, entro un’articolata incorniciatura a pannelli, San Michele nell’atto di pesare le anime sopra il portale, fra le raffigurazioni della Madonna del latte e di San Cristoforo; a destra, frammentaria la rappresentazione di San Giorgio vincitore sul drago che libera la principessa. All’interno il catino absidale ospita il Cristo pantocrator circondato dal tetramorfo; tra le monofore si susseguono, ancora una volta entro un’incorniciatura unitaria, al centro la Crocifissione, a sinistra Santa Lucia e la Madonna con il Bambino, mentre a destra la decorazione è andata perduta per la realizzazione delle nicchie per gli olii santi.

L’identità delle ali di San Michele sul portale e dei simboli di Luca e Marco nell’abside consente di attribuire la decorazione a una medesima maestranza: il cosiddetto Maestro di Cambianica, che è stato recentemente proposto di identificare con Johannes de Volpino a partire da un documento notarile del 1389 in cui è registrato un pittore di questo nome. La produzione del maestro di Cambianica rientra in un vasto fenomeno di diffusione e divulgazione popolare delle novità giottesche: questo filone è caratterizzato da un linguaggio accessibile e immediato, con le fisionomie ridotte a semplici sigle, dall’acceso cromatismo e dalle linee accentuate, assai lontano dalle più avanzate espressioni della cultura artistica lombarda e negli anni Sessanta-Ottanta del Trecento; la sua diffusione sarà capillare in un’ampia area tra Trentino, Val Camonica e la pianura tra Oglio e Adige.

 

Monica Ibsen

Iniziativa realizzata nell’ambito del bando Wonderfood & Wine di Regione Lombardia e Unioncamere Lombardia per la promozione di Sapore inLOMBARDIA

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