Cappella di San Pietro


Inserita in un contesto di grande interesse dal punto di vista paesaggistico, una sorta di balcone naturale che si affaccia a sud sul lago, la Cappella di San Pietro rappresenta la più significativa testimonianza della pittura del Quattrocento a Lovere e documenta i rapporti commerciali con i territori dell’Impero.

 Sul Colle di San Maurizio, attraverso il quale transitava l’antica strada di accesso a Lovere, sono state ritrovate testimonianze dell’esistenza di un luogo di culto di età preromana e romana dedicato a Minerva. Nel 1430 è documentata una chiesa, affidata al Terz’Ordine francescano; al custode, fra’ Giovanni Celeri, viene attribuita la decisione di chiamare i frati dell’Osservanza, il cui insediamento è documentato nel 1448. Ai Francescani si devono la costruzione del convento e della chiesa. Quest’ultima, probabilmente ampliata nell’ultimo quarto del Quattrocento, era una semplice aula con cappelle laterali, coperta da tetto in legno, divisa in due parti da una parete (tramezzo) affrescata con episodi della Passione. Del complesso, soppresso nel 1805, nulla rimane: l’attuale edificio è il risultato di una ricostruzione avviata nel 1877.

La cappella di San Pietro, che sorge di fronte alla chiesa ottocentesca, è l’unica testimonianza dell’antico insediamento. Si tratta di un semplice edificio quadrato in muratura coperto da una volta a crociera e aperto da un arco per seguire le funzioni liturgiche.

La cappella ha conservato la decorazione pittorica, datata 1493 o 1494 da riferire a un pittore altoatesino dell’ambito di Michael Pacher, identificabile con il Maestro di Rodengo/Rodeneck o con Simone da Tesido/Taisten.

Sulla facciata è dipinto l’episodio delle Stigmate di san Francesco, cui assistono, a destra, alcuni devoti. L’affresco si impone soprattutto per la straordinaria visione del paesaggio lacustre. Ai lati, le immagini dei due santi guerrieri, a sinistra Maurizio, a destra Giorgio, patrono di Lovere.

La parete di fondo del piccolo vano è inquadrata da due imponenti quinte architettoniche di gusto tardogotico con le immagini dei quattro Evangelisti in abiti quattrocenteschi. Al centro, su un monumentale trono siede la Madonna incoronata da due angeli che porge al Bambino una melagrana, simbolo di sapienza, affiancata (da sinistra) dai santi Pietro, Caterina d’Alessandria, Maria Maddalena, Paolo impegnati in un vivace dialogo fatto di sguardi e di gesti. In alto, l’Eterno Padre e la colomba dello Spirito Santo.

Davanti all’affresco, in corrispondenza della mensa dell’altare, sono dipinti tre oggetti liturgici: un reliquiario, un ostensorio e un crocefisso. Il paliotto dell’altare è decorato con una drammatica Imago pietatis.

La volta presenta al centro la Veronica, circondata dai santi Bernardino da Siena, Antonio di Padova, Bonaventura, Ludovico di Tolosa che si affacciano dai tondi, resi con un vivace piglio ritrattistico. È purtroppo scomparsa la decorazione delle pareti laterali, dipinte a monocromo in terra verde secondo un gusto di origine italiana: si scorge solo, sulla parete sinistra, ciò che resta di un’immagine di San Gerolamo con il leone.

La complessa lettura iconografica dell’opera, che allude all’incarnazione del Figlio di Dio, alla sua Passione e alla sua reale presenza nell’Eucarestia, fa pensare alla consulenza di uno dei frati del vicino convento.

L’intervento di un artista di ambito altoatesino non deve stupire a fronte dei contatti commerciali che i mercanti di panno loveresi intrattenevano con l’Impero, spingendosi fino ai mercati del Tirolo. Sono da considerare prodotti d’importazione anche la statua di San Sebastiano di Narciso da Bolzano, proveniente dalla chiesa di S. Giorgio, dove nel 1485 era fondata una cappella dedicata al santo, e il notevole Crocifisso a braccia mobili (ora entrambi in Santa Maria in Valvendra);  e infine l’ostensorio donato dalla famiglia Gaioncelli alla parrocchiale, datato 1488, simile alle oreficerie riprodotte dal pittore sulla parete di fondo della cappella di San Pietro.

 

Marco Albertario 

 

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