Santo Stefano di Volpino


La chiesa di Santo Stefano domina la sommità del colle di Volpino, in una posizione strategica per il controllo della valle dell’Oglio. La si raggiunge da una stretta erta, che si conclude in una breve scalinata o da una più comoda stretta strada (via Sabotino) che aggira il centro.

Il piccolo sagrato venne reso ancora più angusto alla fine dell’Ottocento (1891), quando la chiesa venne pressoché raddoppiata in lunghezza, mantenendo l’omogeneità con le strutture antiche. In facciata fu recuperato e adattato il portale seicentesco in pietra di Sarnico. Una chiesa di Santo Stefano è documentata all’interno del castello di Volpino dal 1132 e nella sua demolizione, per far spazio all’ampliamento del cimitero, nel 1927 furono rinvenute numerose sepolture altomedievali. Solo nel 1580 assunse funzione parrocchiale subentrando a Sant’Antonio di Corti.

L’edificio attuale venne aperto al culto nel 1756 e appare una sedimentazione di opere e interventi, con il recupero di arredi e dipinti dalla parrocchiale antica e la realizzazione di arredi liturgici e architettonici dalla metà del Settecento agli anni Trenta del Novecento. Le volte presentano le decorazioni realizzate nel 1924 da Angelo e Gennaro Tognali da Vione.

Il presbiterio con le belle decorazioni architettoniche in stucco settecentesche accoglie pressoché integro l’arredo della chiesa precedente, frutto di una campagna di abbellimento coerente avviata nell’ultimo decennio del Seicento. Lo spazio è dominato dall’ancona lignea che potrebbe essere opera della bottega dei Fantoni (si conserva una trattativa del 1692, non seguita da altri documenti): la splendida struttura in legno dipinto e dorato è costituita da una struttura architettonica (due colonne tortili impostate su mensoloni e sorreggenti un timpano spezzato) che accoglie sul timpano la monumentale figura della Fede in una posa avvitata di grande complessità e potenza. Ai lati su mensole stanno i santi Giovanni Battista e Gervasio (titolare di una cappella posta fuori del castello di Volpino, documentata nel 1132). Al centro la tela realizzata nel 1593 dal pittore bergamasco Pietro Ronzelli, rappresentante la Madonna col Bambino e i santi Stefano e Girolamo; quest’ultimo era probabilmente il protettore del donatore della pala, appartenente alla famiglia Gaioncelli, di cui spicca lo stemma in basso a destra accompagnato dalle lettere H.P.G. forse il mercante Girolamo fu Girolamo Gaioncelli documentato a Lovere nel 1570. Ronzelli (circa 1560-circa 1621), assai attivo per le chiese di Bergamo, manifesta il suo debito con la pittura di Cavagna e Moroni e il pieno adeguamento ai dettami della Controriforma, ma in questa pala il rigoglioso paesaggio e il sontuoso cromatismo delle vesti dei santi contraddistinguono il dipinto rispetto alle più rigide pale di Bergamo.

Di notevole pregio è anche l’arredo marmoreo del presbiterio, che comprende i gradini con l’alzata intarsiata, i depositi per gli olii santi e il paliotto, e che va ricondotto al lapicida Giacomo Selva di Riva di Solto, presumibilmente su disegno di Andrea Fantoni (1699).

A sinistra del presbiterio la cappella del Rosario, con modesto altare ottocentesco, accoglie una pala seicentesca con la Madonna col Bambino e i santi Domenico, Caterina e Stefano, circondata dalle tele dei Misteri del Rosario: merita attenzione lo splendido paesaggio lacustre in cui in una luce temporalesca si coglie il profilo della Costa di Lovere, con Volpino e le altre alture fortificate e punteggiate di chiese.

Alla fine dell’Ottocento risalgono gli altri altari della chiesa: quelli del Sacro Cuore e della Madonna di Lourdes, dal sobrio linguaggio classicista, e l’altare di San Giuseppe, che recupera invece un garbato gusto settecentesco.

 

Monica Ibsen

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