Chiesa di San Fermo a Gazzane


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San Fermo sorge su un dosso a mezza costa che domina il lago, in località Gazzane di Sulzano; l’edificio è visibile sulla destra per chi percorre la superstrada in direzione sud. Il luogo, oggi isolato, era in passato un punto strategico in quanto posizionato nei pressi della cosiddetta via Valeriana. In origine la dedicazione era ai santi Ippolito e Cassiano, ma verso la metà del XIX secolo comincia a imporsi la nuova dedicazione a san Fermo, patrono delle attività agricole e del bestiame. La fondazione non è certa, ma già nel 1180 la chiesa è registrata come dipendente dalla pieve di Sale. A questi anni sono forse da datare alcune murature di uno degli edifici che sorgono nei pressi della chiesa; data la posizione, isolata e sulla via di comunicazione, è probabile che vi fosse in passato un riparo per viandanti.

La distanza dal borgo di Martignago rendeva la chiesa piuttosto scomoda seppur fu anche parrocchiale:

il vescovo Bollani nel 1567 definisce la chiesa parrocchia vecchia e segnala che è chiusa; il visitatore Pilati (1573) registra che è consacrata e che vi si celebra la seconda domenica del mese; pure Celeri (1578) ricorda che fu parrocchiale. Il vescovo Morosini (1593) ordina vari interventi da cui si comprende lo stato di abbandono in cui versava l’edificio: si dice, ad esempio, di intonacare e imbiancare le pareti, costruire un soffitto di assi, finire un muro laterale. Restauri grazie a elemosine sono eseguiti nei primi del ‘600. Lo stato di abbandono si coglie indirettamente dal divieto del 1656 – che si rifà a precedenti disposizioni – in cui si minaccia l’interdetto per coloro che utilizzassero l’edificio per trebbiare i cereali e custodirvi i grani.

La facciata, rivolta a lago, è di linee semplici, con tetto a spioventi, oculo, portale e finestre laterali in pietra di Sarnico. L’interno è ad aula unica coperta con tetto architravato poggiante su un arco traverso; si notino le tavelle dipinte con piacevoli motivi che alternano colombe con ramoscello d’olivo a decorazioni simili a nuvole. Vi sono due campate, il presbiterio (orientato a sud-est) con il campanile sul fianco sinistro e la sagrestia sulla destra.

L’altare maggiore presenta un’insolita copertura per una chiesa campestre: vi è una volta ‘alla romana’ (o ‘a schifo’) con soffitto piano in muratura retto da archi a mo’ di carena di nave rovesciata che poggiano su un cornicione appena percepibile; al centro, inserito in una cornice rettangolare, un modesto affresco mostra due angeli che reggono palma e corona. L’altare di marmo è composto da mensa e paliotto dalle semplici linee, due mensole decorate con marmi policromi e il tabernacolo. La cornice che sale fino al soffitto è piuttosto elaborata con la parte sommitale terminante con una corona da cui scendono drappi retti da due angeli.

La nicchia centrale conserva una bella, e poco studiata, statua di San Fermo – con spada, corazza militare ed elmo a terra – che si discosta dall’iconografia del santo diffusa nel Sebino che lo vuole, in genere, reggente il vessillo con l’effigie del bue. La scultura dovrebbe essere un’opera del pieno ‘800 di gusto neogotico, forse commissionata proprio nei decenni in cui il culto di Fermo si stava imponendo. Ai lati della cornice dell’altare maggiore sono realizzate due finte nicchie con affrescati San Carlo Borromeo, sulla sinistra, e un Santo martire militare (Fermo?) sulla destra. Le finte nicchie sono corredate da una cornice in stucco decorata a basso rilievo con il galero cardinalizio, per Borromeo, e la corona con palme del martirio, per il militare. Gli affreschi, malridotti, sono modeste opere del XVII secolo; dello stesso periodo sono forse alcuni resti di dipinti murali della chiesa. Altre decorazioni a secco della navata sono, invece, del XX secolo di Vittorio Trainini.

 

Federico Troletti

Per saperne di più:

FAPPANI A., Santuari nel bresciano, vol. V, Brescia 1983, pp. 88-90.

NICHILO V., Sulzano. Una storia tra lago e montagna, Brescia 2004, pp. 195-200.

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